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Essere un impreditore agricolo oggi, tra tradizione e innovazione

Carlo - Fare impresa

Intervista di Davide De Crescenzo, Direttore di intoscana.it, a Carlo Porcu, beneficiario del bando “Aiuto all’avviamento di imprese per giovani agricoltori”, promosso dalla Regione Toscana nell’ambito di Giovanisì (finanziato dal PSR 2014/2020), intervenuto alla tappa di Foiano della Chiana (AR) di “Giovanisì in tour, il progetto raccontato dai giovani toscani”

Carlo ha rilevato l’azienda di famiglia grazie al bando Giovanisì inserito in ‘Fare Impresa in Agricoltura’. Ci racconti la tua esperienza?

Io sono un cuoco, ho girato il mondo e fatto molta esperienza. Durante i miei anni formativi ho capito che il futuro dell’alimentazione risiede nei cibi sani. Proprio per questo ho rilevato l’azienda di mio padre, naturalmente grazio al bando della Regione Toscana, e ho cercato di guardare al futuro, pur di rimane nel solco della tradizione. Oggi, infatti, quando si parla di agricoltura non si usa più il termine contadino ma si usa quello di “imprenditore agricolo”. Una parolona! Il nuovo termine ci ha forse dato più “un tono”, ma non bisogna dimenticare che il contadino era colui che metteva la passione in ciò che faceva. Ecco, io, pur essendo un “imprenditore agricolo” cerco di mantenere la stessa passione, lo stesso amore verso ciò che faccio e verso ciò che coltivo.

La tua impresa, però, non si occupa solo della coltivazione. Ci spieghi brevemente che cosa fate?

Ho creato all’interno della mia azienda agricola anche un laboratorio di cucina, in cui trasformiamo direttamente tutti i nostri prodotti biologici. Nella mia azienda coltiviamo frutta e verdura, ma produciamo anche marmellate, salse, farine, cereali, e facciamo fare la pasta.

Che cosa ti ha spinto, da un lato, a rilevare l’azienda di famiglia, e, dall’altro, a rinnovarla con uno sguardo verso il futuro?

La consapevolezza che il “Made in Tuscany” è qualcosa di veramente importante. Il mondo adora la Toscana, adora mangiare sano. Gli unici che sembrano non aver capito questo siamo noi stessi.

Oggi ci definiscono imprenditori agricoli, ma è necessario mantenere l’amore per la terra tipico del contadino

Questa è la cosa assurda: i nostri prodotti di qualità si esportano ma hanno poco mercato nel nostro paese. Sono consapevole del fatto che i prodotti sani sono costosi, ma sono altrettanto consapevole del fatto che la qualità si paga. E questo credo sia un aspetto sul quale è necessario educare le nuove generazioni.

Come tu hai detto, mangiare sano è importante, ma il cibo è anche un legame con il territorio ed è uno degli elementi più importanti del turismo in Toscana. E deve anche essere potenziato. Che consiglio puoi dare ai giovani che vogliono intraprendere un percorso in agricoltura?

La passione per la terra deve essere coltivata. Bisogna provarci, bisogna capire, bisogna avere la pazienza di stare accanto a chi ha l’esperienza necessaria per poter insegnare il mestiere dell’agricoltore. Per questo invito i giovani a seguire i consigli dei loro nonni o comunque delle vecchie generazioni e a compiere la scelta, etica, di puntare sul cibo biologico e di qualità.

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