Studio e formazione

Laurearsi in carcere: una eccellenza toscana

Pubblicato da giovanisi il 11 aprile 2014

“Consentire ai detenuti il conseguimento dei titoli di studio di livello universitario”. Questa la missione di un organismo particolare che questa mattina, nel carcere di Prato, è stato confermato e rinnovato in accordo fra Regione, Università e Amministrazione Penitenziaria: il “Polo universitario penitenziario della Toscana”.

68 i detenuti che, oggi, vi fanno riferimento (35 iscritti all’Università di Firenze, 10 a Pisa, 23 a Siena), distribuiti nei corsi di laurea di quasi tutte le aree disciplinari; e una esperienza ormai pluridecennale alle spalle: risale infatti all’ottobre 2000 una prima collaborazione tra il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (PRAP), Università di Firenze e Regione Toscana – poi estesa alle altre due università – che 10 anni dopo, nel gennaio 2010, si è trasformata in “polo” regionale. Il tutto in base ad alcune premesse: gli articoli della Carta costituzionale sul riconoscimento del diritto all’istruzione e sul fatto che le pene, per le persone in carcere, devono tendere alla rieducazione. 24 i detenuti che, in seguito alle attività del “polo” penitenziario, si sono laureati fino ad oggi presso l’Università di Firenze: 5 in agraria e altrettanti in giurisprudenza, 4 in Scienza della Formazione e 3 in Scienze Politiche, 3 in Lettere e Filosofia, 2 in Medicina e Chirurgia. Gli altri due si sono laureati in Belle Arti e in Farmacia.

Il protocollo d’intesa rinnovato questa mattina, in una affollata manifestazione di apertura dell’anno accademico ospitata nella palestra del carcere della Dogaia, è, nel suo genere, l’iniziativa più rilevante in ambito nazionale: sia per estensione che per coinvolgimento delle istituzioni, sia per offerta formativa che per numero di docenti interessati. Il progetto si estende anche ai detenuti in alta sicurezza, di sezioni protette e in esecuzione penale esterna.

La Regione Toscana, presente alla cerimonia con la sua vicepresidente, interviene ogni anno con un finanziamento di 25 mila euro a sostegno del polo. Per la vicepresidente, intervenuta anche come assessore responsabile delle politiche sociali, si tratta del modo giusto e dell’ottica corretta per affrontare il mondo del carcere sulla base del dovere di offrire una nuova opportunità a chi ha sbagliato.

In premessa il direttore del carcere pratese (686 detenuti di cui 403 stranieri con 33 nazionalità diverse) si era soffermato sul significato dello studio ai fini dell’inclusione sociale; concetto ribadito da tutti gli altri intervenuti: il rettore dell’ateneo fiorentino, il sottosegretario del governo, il provveditore toscano dell’amministrazione penitenziaria, il presidente del Tribunale di sorveglianza. Hanno portato un saluto anche gli assessori al sociale di Comune e Provincia di Prato. La voce degli studenti è stata affidata a un detenuto: un giovane straniero del cui intervento restano tre, assai concrete, sottolineature: l’importanza di avere maggiori strumentazioni telematiche per didattica e assistenza, la constatazione che una volta usciti dal carcere per fine pena i neo-laureati non potranno trovare assunzioni nella pubblica amministrazione, la circostanza che le concrete possibilità di impiego per chi è stato in carcere sono, rispetto alle esigenze, comunque assai poche.

Le sedi ufficiali del polo sono le Case circondariali di Prato e Pisa nonché la Casa di reclusione di Ranza-San Gimignano, ciascuna dedicata alle attività che fanno rispettivamente capo alle università di Firenze, Pisa e Siena. Detenuti iscritti sono, o sono stati, presenti anche in altri istituti della Toscana: Volterra, Sollicciano, Siena, Livorno e OPG Montelupo. Al vertice del polo un Comitato di indirizzo e coordinamento. Nelle diverse sedi le attività sono affidate ai delegati dei tre rettori. L’ateneo fiorentino gestisce la segreteria regionale del polo, finanziata dalla Regione Toscana, costituita da operatori del Servizio civile regionale e integrata con l’associazione del volontariato penitenziario (presso cui operano, come tutor senior, anche docenti universitari in pensione).

Dopo la cerimonia di avvio del nuovo anno accademico è stata anche inaugurata, all’interno della Casa circondariale di Prato, la nuova sezione universitaria: 17 posti – ha detto il direttore – ottenuti grazie alla manodopera dei detenuti (alcuni fra i quali, qualche tempo fa, muniti di pennelli e secchi di vernice, imbiancarono tutte le aule della scuola elementare di Montale, un comune pistoiese che confina con il territorio pratese su cui opera il carcere).

 

Comunicato stampa di Mauro Banchini, Toscana Notizie

Pubblicato il 11 aprile 2014