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Dopo la carovana i campi antimafia: un altro modo per tenere i riflettori accesi

Pubblicato da giovanisi il 11 aprile 2012

C’è chi è stato a Corleone e Canicattì, terre delle mafia in Sicilia, a coltivare viti e pomodori dormendo nell’appartamento che fu del boss Provenzano e nella casa dei Riina. Altri hanno trascorso una settimana o quindici giorni a Pentedattilo, borgo abbandonato in provincia di Reggio Calabria, due chilometri di tornanti sopra il mare azzurrissimo di Melito Porto Salvo, nei campi strappati alla potente ‘ndrangheta. E poi altri ancora in Puglia e Campania, sulle terre della Sacra corona unita e della camorra. Sono i ragazzi toscani, a centinaia, che ogni anno partecipano ai campi di lavoro organizzati da Arci e Cgil assieme a Libera e la Regione. A loro, ai ragazzi dei campi dell’anno scorso e al loro lavoro, è dedicata una mostra che accompagnerà la carovana.

Un’esperienza quasi unica in Italia, che anche la prossima estate sarà riproposta. I primi campi apriranno a Corleone il 28 aprile, il paese siciliano che sorge in mezzo al nulla (o quasi), patria di santi, boss mafiosi ma anche eroi come Placido Rizzotto. E le partenze proseguiranno fin quasi alla fine di ottobre. Ci saranno campi e laboratori in Sicilia (a Corleone, Canicattì e Catania), in Calabria (a Melito Porto San Salvo e Riace), in Puglia (a Torchiarolo e Bari) e in Campania (a Parete). Laboratori sulla legalità saranno organizzati pure in Toscana (a Carrara, Cecina, Serravalle pistoiese e Sant’Anna di Stazzema), in Lombardia (Colico) e in Liguria (Ventimiglia).

I campi sono venticinque in tutto per il 2012 e dieci i laboratori. I posti a disposizione sfiorano il migliaio e sono poco meno di quattrocento in Sicilia, una cinquantina in Calabria, altri 140 in Puglia e 60 in Campania, altri duecento in Toscana, Lombardia e Liguria. Sono tanti, ogni anno crescono ma quasi non bastano a coprire ogni volta le richieste; e già questo la dice lunga sul successo di un’iniziativa che non ha neppure troppo bisogno della pubblicità per promuoversi: basta a volte il solo tam tam dei ragazzi. Quest’anno una particolare attenzione sarà dedicata anche agli stili di vita e alla sostenibilità ambientale, a cominciare dai prodotti a chilometri zero nei menu di ogni giorno e i piatti in ceramica e i bicchieri di vetro sulla tavola.

Ragazzi di culture ed età diverse

Ma chi partecipa ogni anno ai campi di lavoro? Sono giovani tra 16 e 30 anni, ragazzi ma soprattutto ragazze, e provengono da quasi tutta la Toscana. all’inizio erano soprattutto universitari, oggi studenti delle scuole superiori. Quest’anno tra i primi iscritti la maggior parte sono adolescenti di 16 e 17 anni, il 76 per cento ragazze. Giovani di mondi e culture diverse, a volte già impegnati nel volontariato ma anche alla prima esperienza. Ragazzi che fanno attività nelle case del popolo e nelle parrocchie oppure con gli scout dell’Agesci. Ragazzi che pagano volentieri dieci euro al giorno per ‘sporcarsi’ le mani di terra e coltivare anticorpi contro la criminalità e l’illegalità. Ragazzi che per una settimana o quindici giorni volentieri prestano le loro braccia per dissodare i campi e dunque offrono un aiuto concreto con manodopera che si aggiunge a quella dei lavoratori delle cooperative del posto, che sui terreni strappati alle mafie lavorano tutto l’anno. Ragazzi che vogliono capire, che al mattino lavorano nei campi e la sera fanno magari animazione. Ragazzi che con il loro impegno permettono di tenere un riflettore sempre acceso e rompere l’isolamento di una terra su cui, a volte con fatica, si sta riaffacciando la speranza.

La mattina nei campi, la sera a fare animazione

Coltivano pomodori e peperoni, melanzane e zucchine, uva e alberi da frutto, a seconda del posto. Ogni campo ha la sua vocazione. Negli occhi a fine giornata, lo sa bene chi c’è stato, si legge la stanchezza fisica, ma anche tanta soddisfazione. Ci si alza la mattina presto: ore ed ore con la schiena curva, a strappare erbacce, riempire cassette o ad accudire le piante. Nel primo pomeriggio ci si riposa. Poi iniziano gli incontri o le visite ai luoghi della memoria, dove molti che si sono opposti alle mafie sono morti. Per poi la sera fare animazione nei paesi che li ospitano.

 

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Pubblicato il 11 aprile 2012