Un assegno di ricerca per l'autonomia

Lucia - Studio e Formazione

Intervista di Davide De Crescenzo, Direttore di Intoscana.it, a Lucia Vadicamo, 32 anni, beneficiaria di un assegno di ricerca, opportunità promossa dalla Regione Toscana nell’ambito di Giovanisì, intervenuta alla tappa di “Giovanisì in tour, il progetto raccontato dai giovani toscani” dedicata alle #StoriePossibili sull’innovazione che si è svolta nell’ambito dell’Internet Festival di Pisa.

Lucia, tu sei una ricercatrice del CNR – Consiglio Nazionale delle ricerche, ed hai usufruito di un assegno di ricerca, misura promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani. Ci racconti come sei venuta a conoscenza di questa opportunità?

Mi sono laureata in matematica nel 2013 e, dopo la laurea, ho cominciato a cercare lavoro, inviando tanti curricula e facendo numerosi colloqui. Poi, un giorno, chiacchierando con un’amica ho saputo che il CNR di Pisa aveva bandito un concorso per finanziare assegni di ricerca. Così mi sono candidata e sono riuscita ad ottenere un finanziamento per collaborare con una delle tante realtà dell’ente, l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione. L’esperienza mi era piaciuta così tanto che l’anno successivo ho continuato a formarmi grazie a un dottorato di ricerca in ingegneria dell’informazione e proprio mentre stavo finendo il dottorato ho partecipato a un bando per un assegno di ricerca post-doc promosso questa volta nell’ambito di Giovanisì e sono riuscita a vincerlo.

A quale progetto di ricerca hai collaborato grazie all’assegno post-doc?

Ho lavorato al progetto “Visual Engines for Cultural Heritage (VISECH) e durante il mio periodo da assegnista ho svolto un’attività di ricerca sull’analisi del contenuto delle immagini per l’estrazione automatica di informazioni che ne permettano la descrizione automatica, il loro riconoscimento, la loro classificazione e la loro ricerca, con applicazione anche nell’ambito dei beni culturali. Si trattava sostanzialmente di studiare e sviluppare tecniche che permettano l’esecuzione di queste operazioni su archivi visuali di grandi dimensioni, come dataset di immagini e video.

L’assegno mi ha permesso di formarmi e di fare attività di ricerca

Sei rimasta soddisfatta del tuo percorso?

Si, perché l’aspetto positivo di questa tipologia di assegni è che spronano i ricercatori ad essere autonomi e propositivi. L’attività di ricerca che si è chiamati a condurre, infatti, non è già delineata come spesso accade, ma il ricercatore è chiamato a proporre e portare avanti una ricerca personale, naturalmente pur rimanendo nell’ambito stabilito dal progetto.

L’assegno di ricerca di cui ha beneficiato ti ha inoltre permesso di ottenere anche un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ci racconti in che modo?

Da una parte l’assegno mi ha permesso di formarmi e di fare esperienza di ricerca, dall’altra invece mi ha dato la possibilità di essere realmente nel posto giusto al momento giusto. Il mio assegno infatti sarebbe dovuto durare 2 anni, ma ho terminato la mia esperienza anticipatamente perché nel frattempo ho partecipato a un concorso per ricercatori a tempo indeterminato, sempre presso il CNR, e l’ho vinto. E questo non sarebbe mai stato possibile se non avessi vinto in precedenza un assegno di ricerca nello stesso ambito.

Intervista effettuata l’11 ottobre 2019

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