Il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani
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stati giovanili

“Lei è all’orizzonte, mi avvicino di due passi e lei si allontana di due passi. Cammino dieci passi e l’orizzonte si sposta
di dieci passi più in là. Per quanto io cammini non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”.

Una frase, quella di Eduardo Galeano,  che sintetizza il messaggio del documento “L’utopia realizzabile” firmato da alcuni giovani che grazie a Filigrane si fanno portavoce del mondo giovanile toscano che non deve essere etichettato attraverso stereotipi, ma considerato come un prisma nelle sue varie sfaccettature. Sfaccettature che parlano di educazione, di formazione, di lavoro e di abitabilità urbana; argomenti sviluppati attraverso la lente di ingrandimento di giovani che propongono alle istituzioni maggiore accessibilità all’istruzione, con libri open-source, un’Università a misura di mamma e di babbo, stages, tirocini riconosciuti, iscrizione degli universitari ai centri per l’impiego e una città più vissuta, che diventa sinonimo di sicurezza.

Un momento, quello degli Stati Giovanili, che segna una svolta, poiché la questione giovanile torna al centro delle strategie regionali toscane, quale strumento per migliorare- nell’opinione dell’Assessore regionale Politiche Giovanili Salvadori– le chances e la qualità della vita.
I giovani infatti non rappresentano un disagio per la società, ma la risposta ai problemi che la affliggono. Queste le parole dell’Assessore regionale Salute Rossi, condivise anche dall’Assessore Politiche Giovanili di Pistoia, Chiara Innocenti, che ha promosso sul territorio il progetto “Albachiara”, un  percorso di iniziative, che coinvolge istituzioni, associazioni, giovani che diventano i preziosi interlocutori della politica. Giovani e adulti che funzionano da “vasi comunicanti”; adulti che ascoltano e giovani che diventano protagonisti, si impegnano e si esprimono attraverso canali come la musica.
La musica nelle parole di Niccolò Fabi e di Paola Turci, è la “medicina della società”, un momento di condivisione, in cui raccontare ciò che si conosce e raccontarsi.

Raccontare l’oggi e immaginare il domani.

Valentina Cirri