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Alla scoperta di una realtà sconosciuta... con macchina fotografica alla mano

Emanuele - Giovanisi+

La fotografia come strumento per indagare realtà marginali ma piene di elementi interessanti. Emanuele Camerini è un giovane fotografo residente in toscana che ha partecipato al progetto “La Via della Cina”, realizzato dallo studio Dry Photo Arte Contemporanea di Prato, uno dei vincitori del bando “Toscanacontemporanea2018”, promosso dalla Regione Toscana nell’ambito di Giovanisì (macroarea: Giovanisì +)

Come sei venuto a conoscenza del progetto “La Via della Cina”, realizzato da Dry Photo Arte Contemporanea di Prato e finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito di Giovanisì attraverso il bando “Toscanacontemoporanea2018”?

Ho scoperto il bando tramite i social. Conoscevo la realtà di Dry Photo e il progetto mi sembrava un’opportunità interessante da cogliere. Io sono di origine romana e vivo in Toscana da pochi mesi e l’idea di partecipare a un progetto capace di farmi conoscere una realtà complessa come quella di Prato mi allettava.

Attraverso il progetto “La Via della Cina” è stato chiesto a 4 giovani fotografi residenti in Toscana, tra i quali tu, di raccontare la città di Prato. Ci puoi descrivere la tua esperienza?

E’ stata un’esperienza molto interessante, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista umano. Come dicevo, abito in Toscana da poco, e non conoscevo assolutamente la realtà di Prato e men che meno quella del quartiere Macrolotto 0, contraddistinto dalla massiccia presenza della comunità cinese. L’impatto con questo ambiente è stato molto forte e, dopo una prima ricognizione del luogo, ho sentito l’esigenza di staccarmi per qualche giorno dal quartiere per assimilare tutti i molteplici elementi che lo contraddistinguono.

L’idea di partecipare a un progetto capace di farmi conoscere una realtà complessa come quella di Prato mi allettava

Per fortuna durante le nostre prime ricognizioni e il nostro lavoro, noi fotografi siamo stati accompagnati alla scoperta del luogo da alcuni giovani studenti pratesi di origine cinese che ci hanno fatto da guida grazie a un progetto di alternanza scuola lavoro. Senza il loro aiuto, sarebbe stato difficile rapportarsi con lo spazio circostante.

Emanuele Camerini, “Alice”, fotografia realizzata nell’ambito del progetto “La Via della Cina”

Parlaci del tuo background: che studi hai fatto, di cosa ti occupi adesso e da cosa nasce la tua passione per la fotografia?

Ho sempre respirato fotografia. Mio zio e mio nonno sono due fotoamatori, e amavano sviluppare le loro foto direttamente in casa. Sono quindi cresciuto in un ambiente in cui la fotografia rappresentava una passione. Quando sono cresciuto ho cercato di trasformare questa passione in una professione: dopo il liceo ho seguito un corso di fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e ho cominciato a collaborare con alcuni studi fotografici a Roma, mentre successivamente ho deciso di specializzarmi nel fotogiornalismo, conseguendo un Master in Danimarca. Attualmente lavoro come freelance per riviste e giornali sia italiani che internazionali.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho appena concluso un progetto molto personale che mi ha tenuto occupato per tre anni. Mi piace molto lavorare su concetti, e il mio interesse è legato all’uso della fotografia come strumento per affrontare la mia natura intima e privata: in particolare, i miei ricordi e i rapporti con le persone che hanno fatto parte o fanno parte della mia vita. Qualche anno fa, ad esempio, ho pubblicato un fotolibro nel quale indagavo, tramite la fotografia, il rapporto tra me e mio padre. Al momento, invece, sono proiettato verso progetti futuri che sono però ancora in fase di elaborazione.

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