Il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani

Florian Cescon è il capo della Divisione delle Politiche Giovanili del Consiglio d’Europa, il cui obiettivo è di coinvolgere i giovani con i valori dell’Organizzazione, attraverso specialmente la cooperazione intergovernativa, gli organi statutari cogestiti tra governi e organizzazioni giovanili, ma anche diversi programmi di assistenza per lo sviluppo delle politiche giovanili. Florian è un funzionario internazionale con oltre 20 anni di esperienza negli affari e nella gestione europei, all’interno del Consiglio d’Europa (organizzazione intergovernativa che promuove i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto tra i suoi 47 Stati membri), nonché nei settori non governativo e privato. Ha esperienza lavorativa in vari settori, tra cui politiche giovanili, sviluppo delle capacità, negoziati multilaterali, gestione delle risorse umane e finanziarie, processi di riforma e di modernizzazione.

Quest’anno si celebra il 70° anniversario dalla nascita del Consiglio d’Europa (1949-2019): un traguardo importante. Se dovessi raccontare il Consiglio d’Europa a chi ne sente parlare per la prima volta, cosa gli diresti?
Direi soprattutto che il Consiglio d’Europa è la principale organizzazione di difesa e di promozione dei diritti umani del continente europeo. Basato a Strasburgo in Francia, il Consiglio d’Europa include 47 Stati membri (tra cui i 28 membri dell’Unione europea, con cui non deve essere confuso). Tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa sono segnatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, un trattato che protegge i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto.

Nel campo della gioventù, il Consiglio d’Europa è molto attivo nell’educazione ai diritti umani e alla democrazia, ma anche nello sviluppo di standard per i diritti dei giovani. Quest’anno, il Consiglio d’Europa celebra il suo 70° anniversario e può guardare con orgoglio alle generazioni di giovani europei che ha contribuito a formare per promuovere i diritti umani e la democrazia.
Sono fiducioso che il Consiglio d’Europa continuerà a farlo negli anni a venire, poiché i giovani sono più importanti e più rilevanti che mai per l’Organizzazione. Ed è esattamente ciò che la nuova strategia 2030 del settore giovanile del Consiglio d’Europa, che dovrebbe essere adottata dal Comitato dei Ministri nel gennaio 2020, sta cercando di realizzare.

Da diversi anni, il Dipartimento della Gioventù (Direzione della partecipazione democratica del Consiglio d’Europa) promuove attivamente lo sviluppo delle politiche giovanili in Europa, sia a livello locale che nazionale. Perché, a parer tuo, è così importante investire nella youth policy?
Investire nelle politiche giovanili è importantissimo a livello europeo, ma anche ai livelli nazionale e locale, per diversi motivi. Prima di tutto, lo scopo delle politiche giovanili è quello di creare le condizioni che consentono ai giovani di essere attori della democrazia, di integrarsi nella società. Senza queste condizione, i giovani non possono sviluppare conoscenze, abilità e competenze, che li consentano di svolgere pienamente il loro ruolo sia nel mercato del lavoro che come attori della società civile. Per questo è importante investire risolutamente sui giovani in modo coerente, ove possibile mediante un approccio incentrato sulle opportunità, piuttosto che sui problemi.
Inoltre, è molto importante coinvolgere i giovani nelle politiche che li riguardano, sia invitandoli a partecipare alla pianificazione delle politiche che sollecitando il loro parere sull’attuazione di queste politiche.
Per questo il Consiglio d’Europa promuove politiche per i giovani che si basano su diritti umani e standard democratici, coinvolgono i giovani, creano condizioni per l’apprendimento, opportunità ed esperienza e si basano su una solida raccolta di dati.

Se dovessi fornire una “cassetta degli attrezzi” per coloro che vogliono implementare e diffondere le politiche giovanili nella propria realtà, quali strumenti e/o raccomandazioni vorresti darli?
In questa “cassetta degli attrezzi”, metterei una serie di strumenti che sono stati recentemente sviluppati dal Consiglio d’Europa per accrescere la consapevolezza e la comprensione delle politiche a favore della gioventù.

In questo campo, lo “strumento di autovalutazione per le politiche giovanili del Consiglio d’Europa”, che è disponibile in italiano ed e in molte altre lingue, potrebbe essere molto utile per coloro che vogliono avviare un’autovalutazione dell’attuale stato di attuazione delle politiche giovanile nella propria realtà, si a livello locale che nazionale. Questo strumento potrebbe anche contribuire a individuare le misure necessarie per evidenziare e condividere le buone pratiche, e a misurare i progressi nel tempo.
Altri strumenti sviluppati dal partenariato tra il Consiglio d’Europa e la Commissione europea nel settore della gioventù potrebbero essere utili. Per esempio, è possibile seguire un open online course (‘Essentials of youth policy’) o leggere un libretto sui elementi essenziali delle politiche giovanili, entrambi disponibili in inglese.

Per coloro che potrebbero essere interessati, ho anche recentemente rilasciato una intervista nel contesto di una formazione online sull’importanza delle politiche giovanile (sempre in inglese), disponibile a questo link. Infine, ci sono molte altre risorse disponibili sul sito web del Consiglio d’Europa dedicato alle politiche giovanili, per esempio:
About youth policy
Youth policy resources

Dal 2011 ad oggi, il progetto Giovanisì ha permesso di offrire opportunità – legate alla formazione, al lavoro, all’autonomia abitativa, alla creazione di impresa – ad oltre 300.000 giovani beneficiari. Secondo te, quali sono i temi su cui puntare maggiormente in futuro?
Secondo me, nel contesto di una società sempre più frammentata e dell’emarginazione di un numero maggiore di giovani, i temi su cui puntare maggiormente in futuro sarebbero quelli che riguardano l’inclusione dei giovani nella società e l’accesso dei giovani ai loro diritti.
Per esempio, se fosse possibile, il progetto potrebbe contribuire a promuovere l’inclusione dei giovani in situazione di vulnerabilità in tutti gli ambiti della vita (tra cui l’istruzione e la formazione, l’occupazione e l’impiego, l’alloggio, la salute, lo sport, il tempo libero, la cultura, etc.).
Inoltre, il progetto potrebbe anche promuovere e facilitare l’accesso di tutti i giovani ai loro diritti, eliminando gli ostacoli amministrativi e pratici tramite un approccio coordinato, cooperando con tutti i settori di intervento pertinenti a livello internazionale, nazionale, regionale e locale.

In più occasioni hai affermato quanto sia importante sostenere i giovani nel raggiungimento della propria autonomia. La Regione Toscana, con il progetto Giovanisì, ha deciso di portare avanti un sistema di politiche attive in favore dei giovani, capaci di dare loro una scossa, di renderli protagonisti del proprio futuro, o più semplicemente, di aiutarli a diventare autonomi.
Vista la tua esperienza, ci sono altre realtà europee (regionali o nazionali) che promuovono progetti specificatamente rivolti ai giovani, con un approccio simile?
Prima di tutto, vorrei congratularmi con il progetto Giovanisì che, da quello che ho potuto leggere online, incoraggia tutti i giovani coinvolti a impegnarsi per diventare cittadini attivi e permette anche a questi giovani di sviluppare risposte adeguate a nuove situazioni e sfide che incontrano nella loro vita quotidiana.
Ci sono di sicuro altre realtà europee che promuovono progetti con un approccio simile per aiutare i giovani a diventare autonomi. Il comune denominatore di tutti questi progetti, come Giovanisì in Toscana, è che non lavorano “per” i giovani ma “con” i giovani. Ed è ciò che cambia l’intera prospettiva e rende questi progetti più legittimi. Alla fine, le politiche più efficaci sono quelle che facilitano la partecipazione attiva di tutti i giovani alle decisioni, in particolare quelle che li riguardano direttamente.

In conclusione, vorrei sottolineare ancora una volta l’esperienza del Consiglio d’Europa in questo campo. Ogni anno, più di 5.000 responsabili di organizzazioni giovanili vengono formati all’educazione ai diritti umani e alla democrazia presso i centri per la gioventù del Consiglio d’Europa a Budapest e Strasburgo. I corsi forniti producono un effetto a cascata: i responsabili trasmettono quanto appreso ai membri delle loro associazioni. Inoltre, più di 15.000 giovani traggono vantaggio dai progetti sostenuti dalla Fondazione europea per la gioventù per la promozione della comprensione, della tolleranza e della solidarietà. Come sappiamo, la sostenibilità della democrazia dipende anche della creatività, del dinamismo, dell’impegno sociale e delle competenze dei giovani: ed è proprio per questo che il settore giovanile del Consiglio d’Europa cerca di aiutare i giovani a diventare attori della democrazia.

Intervista a cura dell’Area Europa dell’Ufficio Giovanisì
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Le opinioni espresse in questa intervista sono di responsabilità dell’autore e non riflettono necessariamente la linea ufficiale del Consiglio d’Europa.