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Storie di giovani professionisti che hanno scelto di lavorare in uno spazio coworking grazie ai voucher regionali

Il primo spazio di coworking è nato nel 2005 a San Francisco e, da allora, l’idea del lavoro condiviso all’interno di un’unico spazio (nella maggior parte dei casi un “open space”) si è affermata così velocemente che oggi in Toscana esistono tanti spazi di coworking, molti dei quali accreditati dalla Regione Toscana.

Proprio la Regione, nell’ambito di Giovanisì, promuove la creazione di percorsi imprenditoriali e incentiva il coworking quale stile lavorativo innovativo e “smart”, che nella condivisione di un ambiente di lavoro stimola e favorisce un’attività di auto imprenditorialità, attraverso l’erogazione di voucher rivolti ai liberi professionisti.

Come ci hanno raccontato i giovani che hanno beneficiato dei voucher, lavorare all’interno di un coworking significa soprattutto condividere esperienze e metodologie di lavoro con gli altri colleghi che operano nel medesimo spazio fisico, ma che lavorano magari in ambiti molto diversi. Alessandra, ad esempio, afferma che l’esperienza di lavorare in un coworking le ha permesso di instaurare collaborazioni importanti per il proprio lavoro e di confrontarsi con molte persone, sentendosi arricchita e stimolata da un ambiente creativo e aperto allo scambio di idee.

Dello stesso avviso è Jacopo, giovane fotografo e grafico aretino che ha fatto di un coworking il suo studio, trovandosi al cospetto di un ambiente di lavoro ideale per un giovane artista come lui. Anche Virginia lavora, come Jacopo, nell’ambito artistico-culturale (moda, design e grafica), ritiene di aver sviluppato competenze trasversali che le hanno permesso di fare un’esperienza non solo di lavoro ma anche di vita, straordinaria (e che probabilmente non avrebbe mai potuto vivere in uno studio privato).

Marco è contento della scelta fatta insieme all’amico e collega Alessandro. I due giovani, entrambi laureati in ingegneria informatica, hanno coltivato, nel corso degli anni, una passione per il web che si è tramutata ben presto in un lavoro. Decisi inizialmente a lavorare comodamente da casa, i due amici hanno sentito l’esigenza di entrare a contatto con un’universo iperattivo come quello del coworking. Una decisione di cui non si pentono.

Così come Giulia, che trasferitasi a Firenze da Roma, ha trovato in uno spazio di coworking non solo il terreno (fertile) ideale per poter lanciare la propria impresa, che si dedica alla creazione e realizzazione di prodotti tessili per bambini, ma anche una nuova famiglia composta dagli professionisti che ci lavorano.

È proprio l’aspetto relativo ai rapporti umani e professionali che ha maggiormente colpito (positivamente) Silvia. La beneficiaria, da sempre appassionata di viaggi, ha deciso di trasformare la sua passione in un’impresa, occupandosi di blogging e marketing, e lo ha fatto scegliendo di lavorare all’interno di uno spazio condiviso.

Per Ignazio, invece, il coworking è uno spazio giovane e dinamico, dove non manca però la serietà necessaria per lavorare con profitto, all’interno del quale i giovani professionisti possono mescolare le loro molteplici personalità, avendo la possibilità di accrescere e diversificare le proprie competenze.

Anche Chiara è soddisfatta delle scelta che ha fatto; lei, che dopo l’università ha sempre lavorato nell’ambito del marketing e della comunicazione presso grandi aziende, dopo la maternità ha capito che la vita aziendale cominciava a stargli stretta, ma allo stesso tempo era terrorizzata dalla prospettiva di lavorare da casa. Così ha trovato nel coworking il giusto compromesso per mantenere la propria autonomia e creare relazioni con altri professionisti.

Scopri le loro #StoriePossibili, attraverso le quali i giovani beneficiari ci raccontano come il luogo di lavoro può arricchire il lavoro stesso…

 

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