(Giovani)Sì viaggiare… per formarsi

Borse di mobilità professionale in Europa: Leonardo, Gianluca e Valentina raccontano le loro avventure

 
Lo scrittore americano Jack Kerouac, autore, tra gli altri, del romanzo Sulla Strada (se non l’hai letto, dovresti farlo!), sosteneva che fosse più importante il viaggio che la destinazione. Se il viaggio, poi, si trasforma in un’esperienza (formativa) di lavoro all’estero, allora la sua importanza si quadruplica.

Viaggiare e formarsi, accettare la sfida di vivere un’avventura lavorativa all’estero per scoprire realtà (lavorative, ma non solo) diverse rispetto a quelle offerte dal paese di origine e, al contempo, accrescere le proprie competenze professionali per affrontare con più consapevolezza il mondo del lavoro: è ciò che hanno fatto Leonardo, Gianluca e Valentina grazie alle borse di studio individuali di mobilità professionale attivate dalla Regione Toscana per svolgere un’esperienza lavorativa o di tirocinio in un paese dell’Unione Europea o dell’EFTA (Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein) diverso da quelli di residenza.

Laureato in economia aziendale all’Università di Firenze, Leonardo, dopo aver concluso un’esperienza lavorativa in Italia ha deciso di accumulare nuove esperienze all’estero. Grazie alle borse Eures, ha iniziato un lavoro a Breslavia, in Polonia, in un’azienda che lavora nel settore dei servizi, occupandosi, nello specifico, delle risorse umane. Come lui stesso racconta, la sua esperienza è stata altamente formativa e stimolante: ha potuto usufruire dei corsi interni all’azienda per migliorare le sue competenze, e inoltre, a livello umano, è riuscito a farsi delle amicizie e a creare quella zona di comfort che non è facile trovare quando si fa un’esperienza all’estero.

Da Siena alla Svizzera, questo è il viaggio (formativo) che hanno intrapreso invece Gianluca e Valentina, naturalmente grazie alle borse di studio individuali di mobilità professionale. I due giovani hanno vissuto un’esperienza di lavoro nel settore alberghiero e per entrambi i 5 mesi passati nel paese elvetico hanno rappresentato un’opportunità per crescere non solo professionalmente, ma anche dal punto di vista umano.

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