Giovani tra rischi e sfide

“I giovani fra rischi della modernità e voglia di cambiare. Il caso della Toscana”

Ricerca IRPET 2010

Lo ha rilevato la ricerca dell’Irpet intitolata “I giovani fra rischi della modernità e voglia di cambiare. Il caso della Toscana” curata da Alessandra Pescarolo. Lo studio analizza e attualizza le tendenze della popolazione giovanile della nostra Regione: dal rapporto con l’istruzione a quello con il mondo del lavoro, ma anche nelle scelte di come spendere il tempo libero ed esercitare la partecipazione sociale, fino a svolgere un focus sull’impatto della crisi economica. Insieme ad una crescita del tempo che i giovani passano a scuola rispetto alle generazioni precedenti, la ricerca dell’Irpet svela nella scelta dell’istruzione superiore una predilezione per i licei rispetto agli istituti tecnici, anche se è una tendenza che riguarda soprattutto le ragazze (il 55%) piuttosto che i maschi che invece attuano scelte più disomogenee (solo il 35% opta per gli studi generalisti). Per chi frequenta licei la scelta conseguente è quasi sempre (94%) l’Università e il grado di dispersione successivo è basso, mentre chi opta per istituti tecnici sfocia nell’università nel 56% dei casi, ma ben il 68% di chi esce da istituti professionali non prosegue gli studi. Il numero degli studenti universitari è salito del 10% negli ultimi otto anni, ma un contributo decisivo lo forniscono i fuori corso che ammontano al 40% degli iscritti. Il numero dei laureati è quasi raddoppiato negli ultimi cinque anni, contemporaneamente alle difficoltà di inserirsi in un mercato del lavoro spesso caratterizzato da piccole imprese che prediligono i diplomati. Meno difficoltà paiono averli coloro che escono dalle facoltà di ingegneria e architettura. Le ragazze sono svantaggiate nella ricerca di lavoro rispetto ai ragazzi nonostante che il loro rendimento negli studi sia generalmente più alto. Dai dati raccolti dall’Irpet emerge come siano i corsi di studio molto specializzati a veicolare uno sbocco più naturale nel mercato del lavoro rispetto a quelli politico-sociali.

Le difficoltà nell’accesso al lavoro dei giovani toscani sono più forti di quelle dei coetanei del nord Italia o di altri paesi europei. Oltre la metà dei giovani fra i 20 e i 34 anni non ha mai svolto un lavoro retribuito, nemmeno occasionale e sono il 31% nella fascia fra i 30 e i 34. Il livello occupazionale rimane comunque più alto di altre regioni mediterranee (il 70,9% fra il 2006 e il 2008), ma inferiore alle regioni del nord, anche se dopo i 30 anni le differenze con tali regioni si riducono fino a quasi scomparire. Il dato di debolezza, confermato rispetto a studi precedenti, della Toscana lo scarso rendimento del titolo di studio e la difficoltà ad incontrare lavori di qualità, ovvero stabili e coerenti con il percorso di studi effettuato. La percentuale di giovani occupati a tempo indeterminato (59,6%) è molto inferiori ad altre regioni del nord Italia, anche se dimostra una maggiore tendenza dei giovani lavoratori a svolgere lavoro autonomo (il 20% del totale). Negli ultimi anni è aumentata la percentuale di coloro che hanno un lavoro a termine (il 17,4%) o part-time (16,6%) in mancanza di alternative. La maggioranza di quelli che cercano impiego lo fanno attraverso percorsi informali (il 57,8%) o con iniziativa personale nei confronti di aziende (51%) per poter trovare lavori più rispondenti alla propria professionalità.

I giovani toscani passano il tempo libero più o meno alla stessa maniera di quelli delle altre regioni: cinema, discoteca, sport sono più frequenti rispetto alla partecipazione alle attività culturali e al contempo hanno un po’ meno familiariatà con le tecnologie informatiche (il 73% usa internet rispetto all’80%).

Simili ai coetanei delle altre regioni d’Italia e d’Europa è il loro modo di partecipare alle attività sociali e politiche anche se la maggioranza di loro tramite l’associazionismo non politico. Ma l’interesse alla vita politica sta diminuendo: il 18% si disinteressa totalmente. La partecipazione sistematica alle associazioni è in calo; diminuiscono i volontari attivi (ovvero coloro che frequentano le associazioni una volta al mese) e aumentano i volontari sporadici (coloro che si impegnano in attività sociali una volta all’anno). Questo comportamento parla di un nuovo modo di fare volontariato “riflessivo”: i giovani impegnati nel volontariato danno importanza alla reciprocità delle relazioni che si instaurano nelle associazioni, alla gratificazione individuale e alla negoziazione dei tempi dell’azione volontaria, mettendo in discussione i pilastri fondamentali dell’impegno sociale improntati sul “volontariato eroico” (gratuito e invisibile).Ad agire su tale distacco dal volontariato anche la precarietà lavorativa: i ragazzi e le ragazze esposti a insicurezza lavorativa tendono a concentrare le proprie risorse temporali in azioni remunerative, sottraendo tempo all’azione volontaria. Per concludere, i giovani si dimostrano sempre meno capaci di estendere la propria fiducia oltre la sfera ristretta della famiglia e degli amici, sono lontani dalla Chiesa e dall’associazionismo sociale, sono scettici sul contributo che può arrivare da estranei, e anche meno solidali verso gli stranieri rispetto ad un anno fa.

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