Giovanisì in Europa

Andor, Commissario UE: “Progetto Giovanisì esempio per l’Europa”

Pubblicato da giovanisi il 10 settembre 2013

László Andor, ungherese, è il Commissario europeo per il Welfare. Intervistato oggi dal quotidiano La Stampa ha indicato il progetto Giovanisì della Regione Toscana come un’esperienza positiva da valorizzare. Ecco l’intervista di Marco Zatterin, inviato a Bruxelles del quotidiano torinese.

«Conosce “Giovanisì”? E’ un programma che mi piace molto…» László Andor prende il suo tablet: «Glielo faccio vedere». Il commissario europeo per Welfare spiega che è un’iniziativa della Toscana per l’inserimento dei giovani sul lavoro. E’ persuaso che si servito molto, anche senza essere lo Schema di Garanzia promesso per il 2014 dall’Ue. «L’Italia deve fare parecchia strada, ma non comincia da zero. Se c’è uno scambio di informazione fra le regioni, saprete dove partire. Ci sono già esperienze positive su cui contare».

A parlare con Andor si sente odore di anno zero. Eurostat ha calcolato che, a luglio come in giugno, la disoccupazione non è cresciuta. Allo stesso tempo, s’è avuto il certificato di fine della recessione per l’Unione, con qualche eccezione come l’Italia. «Possiamo affermare che esiste la possibilità di imboccare una fase di ripresa sostenibile – concede l’ungherese -. Ma non abbiamo ancora la certezza che avvenga». Ne consegue che bisogna impegnarsi, manutenendo il cantiere dell’integrazione e giocando bene i due assi dell’eurosummit di giugno per creare nuovi posti: l’iniziativa Giovani da 6 miliardi e la garanzia destinata ad offrire un posto o una opportunità di formazione a tutti i ragazzi che entrano nel mondo del lavoro. Entrambe partono da gennaio.

Commissario, va bene la Toscana. Ma molti sono scettici su come si finirà in Italia con la Garanzia per i giovani…
«Gli stati si stanno attrezzando. I ministri del Lavoro ne hanno parlato in giugno. Giovannini è stato il primo a chiederci come attivare questa cooperazione. Ho incontrato anche il premier Letta. Mi ha confermato che è un piano prioritario».

Sono le parole della politica. Ma il lato tecnico? Il collocamento da noi è un limbo.
«Non pensiamo di correggere tutto con un miracolo. Occorre combinare azioni su diversi livelli. La riforma Fornero ha avviato il rafforzamento di collocamento e formazione. Lo schema europeo di garanzia è una finestra di 4 mesi. C’è tempo per definire i meccanismi d’intervento».

Cosa la fa essere ottimista?
«L’Italia ha esperienza nella gestione del Fondo sociale. Adesso ci sono finanziamenti aggiuntivi per il Sud e parte del Nord. Avete programmi buoni che possono essere ripetuti, come “Giovanisì”. Alcune regioni fanno fatica, altre lavorano bene. Col nostro aiuto e i nuovi mezzi fondi si possono ottenere risultati».

Teme che una crisi politica farebbe saltare tutto?
«Anzitutto spero che non ci sia una crisi politica. In caso contrario, mi auguro che le misure per il lavoro raccolgano il consenso di tutte le forze. Un comportamento diverso sarebbe estremamente stupido».

Tornando all’Ue, è passato il peggio per l’occupazione?
«E’ importante vedere che la recessione europea è finita e la crescita della disoccupazione s’è fermata. Ma dietro questo c’è un quadro molto sbilanciato, soprattutto nell’Eurozona. Finché non troveremo le giuste risposte politiche, non potremo parlare di crisi finita».

Cosa ha funzionato?
«E’ cambiata la strategia. La politica monetaria è diventa più attiva e mirata alla ripresa. La Commissione ha concesso più tempo per il risanamento di alcuni paesi. La ricostruzione dell’Unione monetaria è divenuta parte integrante di questo obiettivo. E’ stata più lenta del previsto ma ora mi aspetto un’accelerazione».

Una soluzione è la mobilità. Ma Regno Unito e Olanda fanno la guerra agli immigrati…
«C’è da essere preoccupati perché alcuni politici sono tentati di dare risposte facili alla crisi. Dare la colpa agli immigrati è fuorviante. Bisogna chiedersi perché è capitata la crisi: s’é iniziato con le disfunzioni sui mercati. Partiamo dal riassetto del sistema finanziario, l’economia seguirà. Occorre creare opportunità. Non stimolare lo scontro fra i popoli».

Fonte Toscana Notizie

Pubblicato il 10 settembre 2013