Fare impresa, Lavoro

Rapporto Irpet-Unioncamere, Rossi: “Una nuova intesa per il futuro della Toscana”

Pubblicato da giovanisi il 11 giugno 2013

Una nuova intesa fra istituzioni, forze sociali, categorie economiche, basata su un “comune sentire”, dieci punti attorno ai quali costruire un confronto che possa sfociare in una strategia capace di far fare un salto di qualità allo sviluppo della Toscana, di rilanciarne produttività e competitività, entro una solida cornice fatta di “qualità, tutela della bellezza, solidarietà”.

A lanciare la sfida è il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, intervenuto oggi a conclusione del dibattito per la presentazione del rapporto Irpet-Unoncamere sulla situazione economica in Toscana. Una situazione che risente della pesante recessione e, in particolare, del forte calo della domanda interna, ma che conferma, secondo Rossi, la scelta operata dalla Regione, di difendere il settore manifatturiero. “Una scelta che ha consentito la sostanziale tenuta, sia dal punto di vista produttivo che dell’occupazione e, soprattutto, ha permesso all’export di crescere nonostante la crisi, dimostrando che la Toscana può contare su sane e solide basi industriali”. Ma se non mancano altri punti di forza, come il turismo, che nonostante tutto continua a crescere, o l’agricoltura, che ancora regge, o l’occupazione che, pur in calo, tuttavia non crolla, è innegabile che ci troviamo di fronte alla crisi più grave dal dopoguerra ad oggi. Ed è proprio sul modo di affrontare la crisi da parte di politici ed economisti che Rossi centra la sua riflessione. Chiamando la politica ad un cambio di passo, per riprendere saldamente il timone della ripresa.

“Troppo spesso i politici sono schiavi delle idee degli economisti – dice Rossi – l’Europa ha affrontato la crisi all’insegna di vecchie idee liberiste, pensando che l’intervento dello Stato fosse un freno al mercato, attuando politiche di rigore e di iniqua distribuzione della ricchezza. Ma la crisi in Toscana non è causata dall’intervento dello Stato e il rigore ha impoverito le classi medie facendo calare la domanda interna”. Di fronte all’evidente fallimento di queste politiche, ben esemplificare dai risultati negativi del governo Monti, Rossi cita Keynes e invita tutti “L’Italia, l’Europa, la Bce, ad una svolta, che rimetta con i piedi per terra una situazione che oggi appare rovesciata, che veda lo Stato al centro di politiche di investimento pubbliche e di equa redistribuzione del reddito”.

Rifuggendo “dall’eterna diatriba fra sostenitori di una regione industriale e quelli di una regione tutta cipressi e turismo”, la strada auspicata da Rossi per la Toscana è una sorta di terza via, più equilibrata, capace di cogliere e valorizzare la straordinaria varietà e ricchezza che questa regione può vantare dal punto di vista economico, paesaggistico, culturale e umano. “Uno sviluppo possibile -spiega -per una regione ancora forte nel manifatturiero, che ancora può crescere nei servizi, nel turismo, nel terziario”. Perchè se il manifatturiero resta ancora centrale nelle strategie regionali, è necessario approfondire maggiormente il ruolo del turismo come risorsa, come valore che incorpora cultura, ricerca, tecnologia. Di un paesaggio la cui tutela passa dal contrasto alla rendita immobiliare, e “che è un fatto anche economico, che ci permette di mettere a frutto la rendita lasciataci dai nostri nonni come un marchio straordinario, che possiamo vendere in tutto il mondo”. In altre parole, per non cadere nell’immobilismo, sono da evitare due atteggiamenti opposti e altrettanto sterili: quello di chi accetta tutto in nome di un non meglio definito progresso e quello di chi, invece, a tutto dice no.

“Su servizi e turismo – avverte Rossi – si deve puntare di più. Su questo faccio autocritica, perchè c’è stato un po’ di appannamento nel dibattito, che non ci ha permesso il dinamismo di cui avremmo avuto bisogno”. Ma non è tutto. Servono anche una burocrazia più leggera e una riflessione su istruzione e formazione per superare “la vergogna” di un’eccessiva dispersione scolastica che, con il 18,6% di studenti che abbandonano gli studi, colloca la Toscana al di sopra della pur non lusinghiera media nazionale (18,2). “Credo che ci sia stata una liceizzazione troppo spinta. Bisogna recuperare un legame più stretto fra scuola, mondo della formazione e lavoro. In questo senso è incoraggiante il successo dei tirocini con l’esperienza di Giovanisì”.

La svolta richiesta dall’acuirsi della crisi non contraddice quanto fatto fino ad oggi e che Rossi rivendica. “La Toscana ha un bilancio sano senza aver dovuto ricorrere a nuove tasse o taccato i servizi sociali, i bilanci della sanità sono certificati e non abbiamo diminuito di un euro le risorse per le imprese e il lavoro. Tutto questo lo abbiamo fatto nonostante i tagli . Inoltre abbiamo mostrato di saper spendere bene i fondi europei e forti di questa capacità diciamo no all’ipotesi di una nuova centralizzazione dei fondi da parte dello Stato. Perchè le Regioni non sono tutte uguali. Anche la Toscana ha una grande varietà ed è in questa differenza, che dobbiamo valorizzare, che sta la sua forza”.

 

 

Comunicato stampa di Barbara Cremoncini, Toscana Notizie

Pubblicato il 11 giugno 2013