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Il teatro a scuola per insegnare l’obbedienza fiscale

Pubblicato da giovanisi il 16 gennaio 2012

Dopo tre uscite alla fine dello scorso anno scolastico, la Regione continuerà a portare in scena nelle scuole superiori della Toscana “Evasi fiscali”, uno spettacolo del comico campigiano Carlo Monni affiancato per l’occasione da Andrea Bruno Savelli. Forte di una convinzione: combattere l’evasione fiscale e il malcostume dell’illegalità economica è questione anche di educazione. “Occorre spiegare ai giovani adolescenti che chi non paga le tasse non è un furbo, ma qualcuno che ruba un pezzo di futuro a loro stessi. E un creativo testo teatrale ci è sembrato il modo più adatto” spiega l’assessore al bilancio della Toscana, Riccardo Nencini. Teatro civile, teatro didattico. Teatro tra le gente. O più semplicemente, come raccontano gli autori, teatro e basta: un grande e bello spot sul teatro versi “quei giovani che spesso lo considerano solo qualcosa da museo”.

La Regione, che con l’assessorato al bilancio ha finanziato lo spettacolo messo in scena dallo stabile “Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi”, ha preso accordi direttamente con l’ufficio scolastico. L’idea a molti insegnanti è piaciuta e già ventitre sono le date in calendario, per poco meno scuole e molte più classi. Venti repliche, sei a settimana, che potrebbero diventare trenta e a cui già oggi si sa che assisteranno quasi mille e settecento ragazzi. La prima c’è stata stamani al liceo classico “Galileo” di Firenze. Le altre ventidue si si susseguiranno entro il 10 febbraio. Sul sito dell’agenzia di informazione della Regione Toscana l’elenco completo.

La storia di Carlo da Carmignano
Il testo teatrale è lo stesso dell’anno scorso e si chiama “Evasi fiscali”, con Carlo Monni e Andrea Bruno Savelli appunto, che ne è anche il regista, scritto in collaborazione con Angelo Savelli con la consulenza del tenente della Guardia di Finanza Francesco Lenti.

Di fatto è una dialogo a due e la storia è presto raccontata. Un tenente della polizia (Andrea Savelli) sta girando per le scuole per spiegare cosa è il fisco e l’importanza di pagare le tasse. Mentre i ragazzi e l’insegnante attendono il suo arrivo entra trafelato un evaso (Carlo Monni appunto), vestito da galeotto come in un fumetto, con un pigiama a strisce e una palla legata ad una caviglia con una lunga catena. Racconta che gestiva un’osteria a Carmignano sulle colline medicee di Prato – “dopo Poggio a Caiano ma prima di Buriano, un posto decisamente fuori mano”- , e spiega di esser finito in carcere per una truffa del commercialista fatta a sua insaputa. Quando entra il tenente, Carlo si nasconde tra i ragazzi, spacciandosi per un ripetente un po’ cresciuto. E’ una gag dietro l’altra. Ma tra una risata e una battuta c’è modo anche di insegnare ai ragazzi che senza tasse non potrebbero esserci tanti servizi, che è giusto ridurre gli sprechi della pubblica amministrazione ma che non bisogna generalizzare, che la democrazia ha comunque i suoi costi e che se tutti pagassero le tasse forse le tasse potrebbero anche diminuire. Il tenente azzarda anche una spiegazione sociologica per il malcostume, in gran parte italiano, del non pagare le tasse: “Siamo una nazione relativamente giovane, a lungo dominati da questo e da quello e anche dopo l’Unità molti al sud si sono sentiti colonizzati dal nord e molti al nord si sono sentiti sfruttati dal sud. Lo stato per troppi anni è stato sentito come un’entità straniera, lontana, nemica e questo ha ritardato e sta ritardando l’affermazione del nostro senso civico”.

I cinesi a Prato, le ‘cartiere’ degli italiani
Durante il blitz teatrale si parla anche dei cinesi e dei capannoni di Prato, “dove boss spregiudicati tengono centinaia di persone a lavorare e dormire, senza carta d’identità, senza pagare contributi, che è già è grassa se gli danno un po’ di paga sotto pagata, e quando muoiono li fanno sparire nel nulla e li sostituiscono con qualche altro clandestino, che siccome è clandestino si ricatta meglio”. “Una vera e propria industria dell’evasione – si sottolinea -: commerciano senza fatture e a prezzi talmente irrisori che fanno morire le altre aziende”. Va detto che non sono solo gli stranieri a comportarsi così. “Ci sono italiani, con le ‘cartiere’ ovvero con finte società, che fanno di tutto per non essere da meno” spiega sempre il tenente ai ragazzi. Ma è una realtà con cui fare i conti.

Il dono della poesia
Alla fine Carlo l’evaso sarà smascherato. Ma non finirà in prigione. Il tenente, colpito dall’appeal del galeotto sui giovani e dalla recitazione a memoria di una lunga serie di terzine della Divina Commedia di Dante, lo ingaggerà infatti proprio per parlare di tasse agli studenti. E la fiction teatrale torna così realtà.

Info:
Il pieghevole distribuito ai ragazzi in occasione dello spettacolo. Un piccolo vademecum sul perché dobbiamo le tasse: fronte e retro.

Comunicato stampa di Walter Fortini, Toscana Notizie

Pubblicato il 16 gennaio 2012